Carità sociale

Finalità


Non è propriamente un gruppo costituito formalmente, ma solo persone che spinte desiderano da una parte riflettere assieme sul vasto e complesso ambito della ‘carità missionaria’ e dall’altro rendersi disponibili per una presenza efficace verso i pià poveri e bisognosi. Da una parte vuole essere un ‘Osservatorio’  a nome della comunità cristiana e dall’altro un soggetto che stimola e orienta una presenza in dialogo con le altre realtà che operano in questo sewttore presneti  nel territorio sandonatese.
Questa nuova realtà vuole inserirsi nella dimensione  agapica,  cioè comunionale, cioè dell’amore della vita ecclesiale.
Propongono alla parrocchia tutta ogni anno la raccolta di viveri di lunga conservazione per le famiglie bisognose del nostro territorio.
Nei tempi  forti dell’anno liturgico (Avvento e Quaresima) propongono in tutte le domeniche una iniziativa di carità a sostegno di associazioni, realtà, situazioni di bisogno presenti nel territorio.


Composizione

 

Gli Incontri carità, volontariato, impegno sociale  si svolgono sempre in Oratorio dalle ore 20,30-22,30.

  • Giovedi 29 settembre 2016
  • Martedì 29 novembre 2016
  • Martedì 24 gennaio 2017
  • Martedì 21 marzo 2017
  • Martedì 23 maggio 2017

 

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Incontro del 24 marzo 2015


Introduzione d. d. Giancarlo Ruffato


Dopo una sintetica e chiara presentazione della situazione socio-economico della popolazione del sandonatese a partire dalla grande azione della bonifica, con l’individuazione delle principali sfide alle comunità cristiane oggi, la discussione si è soffermata sulle motivazioni profonde all’impegno sociale ed anche  al servizio di volontariato caratterizzato da gratuità, continuità, competenza, superando  i rischi dell’improvvisazione, dei sentimentalismi, del fare senza riflettere e della discussione sterile, all’interno di una necessaria  ed urgente mappatura delle principali risorse e  risposte presenti nel territorio, dal versante ecclesiale, sociale e istituzionale.


La riflessione poi si è spostata sulla finalità degli incontri promossi dalla parrocchia per l’ambito sociale, caritativo e di impegno per il volontariato cercando di individuare la specificità della comunità cristiana in rapporto alle iniziative degli altri enti, organismi, sociali, ed istituzioni presenti nel territorio.(Coniugare esigenze di carità con quelle della giustizia, le azioni di beneficenza e l’ impegno politico; come dialogare  comunità cristiana e soggetti sociali ed istituzionali  nel territorio, come mantenere viva una comunità cristiana alle esigenze sempre nuove del Vangelo dei poveri; quali criteri per individuare le nuove povertà presenti nel sandonatese: suicidi, depressione, disagio giovanile, immigrazione, lavoro, casa, cibo…)


In conclusione, emerge la necessità di impostare una riflessione sulla condizione giovanile nel sandonatese partendo da alcuni fenomeni di disagio anche psichico,  di depressione e di suicidi con lo scopo di conoscere un po’ meglio ed in modo comunitario anche questo settore della vita sociale che interpella la comunità cristiana.

 

Incontro 26 maggio 2015


Il disagio giovanile nel sandonatese: introduzione di d. Giovanni Baù


Dall’analisi della situazione si è giunto alla costituzione dell’Associazione ‘Solidarietà dicembre 1979’ presso la canonica di S.Teresina; nel 1983 le prime accoglienze ed occupazioni per timbrifici e tipografia; dal 1992 nella sede ex scuole elementari di Grassaga. Oggi, il centro diurno, occupazionale e terapeutico con il Sert( non solo per le tossicodipendenze, ma per tutte le dipendenze). L’educatrice  Perissinotto Anita dal 1993 entra come volontaria: l’emarginazione vartia: dalla tossicodipendenza all’immigrazione, dal carcere ai social network, dal bullismo ai disturbi del comportamento, con l’abbassamento dell’età. Il servizio vede il recupero di molti, il reinserimento nella società di altri, e l’aggancio all’Associazione dopo tanti anni . Occorre fare sempre un’accurata analisi delle cause (quasi tutte riconducibili alla situazione della famiglia originaria) prima di individuare le terapie (fare rete tra organismi, istituzioni, realtà del territorio; dialogo con gli interessati, e tra le generazioni, fare rete tra adulti che si prendono cura degli adolescenti; abitare il territorio, il controllo sociale, proposte formative, ricreative, potenziare l’oratorio parrocchiale con proposte significative e prima ancora con presenze qualificate; promuovere il protagonismo delle famiglie e le attività sportive).


In riferimento al ruolo dell’Oratorio parrocchiale: fare un’analisi dell’esistente e valorizzare le proposte esistenti; creare occasioni di incontro e dialogo tra generazioni (adulti-anziani-giovani);  intercettare la fascia di adulti(40-50 anni che possano vivere l’oratorio), individuare l’identikit dell’adolescente oggi e del giovane oggi; individuare una ‘fascia’ di giovane-adolescente a cui rivolgersi; elaborare una proposta formativo-ricreativa-educativa per gli adolescenti che vivono il disagio (tornei, laboratori, musica, sport, attività pratico-motoria e riflessiva…); ipotizzare un corso di formazione per operatori, animatori (giovani-adulti) dell’oratorio; coinvolgere i giovani che si facciano promotori di animazione ad altri giovani. Il tutto con ‘speranza’, virtù teologale oltre che sentimento umano, fondamentale e determinante in una comunità cristiana che si apre all’uomo.


Infine, si ritiene di dover continuare l’impegno di individuare persone disponibili a prestare servizio alla mensa solidale, al centro di ascolto Caritas, alla Croce Rossa, per gli stranieri. Queste realtà continuano il loro servizio. La Caritas, oltre al nuovo progetto ‘sostegno a vicinanza’ sta cercando di ripensare ad una ‘presenza’ nel territorio in dialogo con le altre realtà.

 

Incontro 29 settembre 2015


Dopo la ripresa delle principali finalità ripercorrendo sinteticamente il cammino fatto lo scorso anno (v. verbale) l’attenzione principale è stata posta alla questione dei profughi, con l’obiettivo di avviare una riflessione, un discernimento pastorale, cercando di individuare i principali nodi problematici e gli appelli che questo fenomeno produce alla comunità cristiana.


Situazione: i profughi a s. Donà sono una quarantina (1 x 1000), probabilmente saranno il 2 X 1000, cioè un’ottantina, situati in ‘casa paterna’, ma in procinto di spostamento per l’inverno perchpè manca di riscaldamento; giocano ed imparano la lingua; sono seguiti in tutto dalla cooperativa ‘il Villaggio globale’, che opera a nome del Comune (anche per il progetto ‘Abitare sociale’), con i fondi della UE, alla ricerca di appartamenti liberi, cioè non quelli destinati alla popolazione residente con graduatoria. In sintesi: i profughi sono seguiti in tutti e finanziati, e anche per la lingua seguono corsi riconosciuti dal MIUR, quindi  non hanno bisogno di nulla se non di sostegno, accoglienza, incontro sociale, e segni di solidarietà.


Questioni aperte

  • all’opinione pubblica c’è ancora confusione tra i profughi giunti in questi mesi e le persone arrivate gli anni passati, che già frequentano il territorio, ma che ancora non sono integrati e creano disagio;
  • l’aiuto dato ai profughi sembra cozzare contro i necessari aiuti alle persone povere e bisognose presenti nel territorio, ma che non vengono resi, generando così contrapposizioni e rivalità, disparità, perché gli ultimi arrivati  sembra siano una categoria ‘protetta’ a differenza degli altri;
  • il ruolo del volontariato in genere e di quello cattolico in specie deve essere rivisitato, specie per il ruolo che dovrebbe avere anche con le istituzioni locali e nazionali,
  • di fronte all’invito del Papa Francesco :’ogni parrocchia una famiglia di profughi’ occorre una riflessione: ad oggi non ci sono famiglie, ma solo persone singole; occorre un’azione condivisa e progettuale tra parrocchia  e le indicazioni nazionali ed europee. Per parrocchia si intende sia  gli spazi/locali, appartamenti che la parrocchia già di fatto avrebbe, e che potrebbero esser a disposizione, sia gli spazi/ambienti e locali che la parrocchia potrebbe acquistare con l’apporto di tutti i parrocchiani: sempre però alla luce delle indicazioni  e normative vigenti.
  • conoscere concretamente il ruolo della Caritas sia diocesana, sia locale e le eventuali proposte;
  • conoscere concretamente il ruolo delle associazioni di volontariato presenti nel nostro territorio ed il loro reale contributo;
  • fare un censimento, una ‘mappatura’, delle reali necessità (famiglie povere, indigenti…bisognose,..) situazioni gravi di persone e famiglie del nostro territorio.
  • individuare le priorità di intervento,
  • superare la paura che sembra crescere fra la gente, attraverso incontri,  sensibilizzazioni, informazioni corrette ed iniziative di carattere socio-culturale.

Per il prossimo incontro

  • stilare un elenco di persone, famiglie, situazioni povere e bisognose;
  • individuare le persone anziane e povere  della parrocchia da visitare periodicamente;
  • riflettere sulla questione della ‘rielaborazione del dolore’ causa morti in famiglia;
  • aggiornare la lista (indirizzi completi…) delle associazioni di volontariato nel nostro territorio.

 

Incontro 24 novembre 2015


Dopo la lettura del verbale dell’incontro di settembre ed il ringraziamento ai presenti d.Edmondo legge e commenta la scheda ‘Progetto rifugiato a casa mia’ proposta dalla caritas Tarvisina su indicazioni della Caritas nazionale alla luce degli orientamenti della CEI, di ‘rifugiati, titolari di protezione sussidiaria o permesso umanitario e richiedenti protezione internazionale’. La proposta che viene fatta alle parrocchie, allora, consiste solo in questo tipo di accoglienza, che viene detto ‘di terzo livello’, accertata dalle autorità, per un periodo limitato da un anno ad un anno e mezzo al massimo, con fondi provenienti non dal Ministero,m ma dalla CEI attraverso la Caritas(dai € 300,00 ai € 200,00, di cui € 75 consegnati al migrante). Per l’attuazione del progetto vengono suggerite delle tappe (adesione, formazione, accoglienza ed accompagnamento) previa informazione che verrà data alle parrocchie nei prossimi mesi. Dalla discussione alcuni aspetti:

 

  • soddisfazione per la concretezza e trasparenza di un progetto
  • questioni aperte circa la provenienza, la religione, specie islam, dei rifugiati
  • superare i pregiudizi, la generalizzazione, ma anche la sottovalutazione e l’approccio emotivo.

I presenti, concretamente manifestano perplessità personali circa la praticabilità di accogliere nella propria casa i rifugiato; sembra più praticabile l’individuazione di un ‘appartamento’ il cui costo suddiviso dalla carità parrocchiale da mettere a disposizione per un’ eventuale accoglienza.
Viene  espresso che un obiettivo non era quello che ricevere immediatamente la risposta circa la praticabilità, ma di evidenziare aspetti, promuovere un discernimento, come comunità cristiana, in vista di una maggior e profonda  necessaria riflessione da attuarsi in parrocchia nei prossimi mesi.


Per una ‘mappatura’ delle povertà e necessità locali


Viene evidenziata la necessità e l’urgenza di realizzare una mappatura locale, senza però cadere di una sovrastruttura, inutile e pesante, burocratica pericolosa che ‘etichetti’ i cosidetti ‘poveri’, emarginandoli ancor più. D. Edmondo suggerisce l’urgenza di uscire dall’anonimato e dall’individualismo egoistico, dal formale e funzionale, e di assumere un atteggiamento attivo da parte di coloro che vivono un territorio in modo da ’abitarlo’ promuovendo la ‘prossimità’ curando le relazioni tra persone; conoscere il vicino di casa e farsi conoscere non vuol dire fare la spia od intromettersi, ma perder tempo con le persone, suonare il campanello, farsi presenti e non indagare, presentarsi e parlare di noi stessi, e saper ascoltare; non rapporti funzionali, di prestare ‘servizio’, ma sostare, gustare il sapore della relazione e della fraternità: quindi informare anche il parroco di queste situazione non vuol dire sparlare e spiare o andare contro la privacy, modo  subdolo per nascondersi nell’egoismo camuffato di carità, ma inserire, accogliere nella comunità nel pieno rispetto: è vivere di fatto la prossimità. Occorre assumere un atteggiamento nuovo per cambiare la mentalità entro la quale viviamo, poi avverrà anche il resto. La cultura che respiriamo ci sta portando  inevitabilmente alla morte per asfissia, se non prendiamo immediatamente coscienza di curare veri rapporti umani e sociali, base fondamentale per una convivenza civile mondiale.
Nel cogliere la delicatezza per l’elaborazione della ‘mappa’ alcune persone hanno dato la propria disponibilità a visitare, incontrare persone anziane, ammalate o bisognose della parrocchia.


Presentazione di alcuni progetti e proposte

 

  • ‘Sostegno a vicinanza’ promosso dal centro di ascolto, con la colletta mensile a sostegno delle persone bisognose nel sandonatese, in dialogo con la S.Vincenzo, la mensa solidale ed altri soggetti.
  • Mensa solidale prosegue il suo servizio. C’è bisogno di volontari
  • Missioni: dopo l’incontro con i referenti parrocchiali a livello vicariale, emerge ancora la constatazione della ‘genericità’ circa l’impegno missionario, la disattenzione da parte delle parrocchie, il poco sostegno da parte anche dei parroci
  • Mato Grosso: continua l’opera di sensibilizzazione anche nelle scuole grazie l’impegno di giovani volontari, oltre che esperienze positive di servizio anche nel sandonatese (traslochi, raccolta..)
  • Proposte di alfabetizzazione: è partita anche quest’anno l’iniziativa dei  corsi di italiano e cultura generale per stranieri .
  • Positiva l’esperienza della manifestazione contro l’ISIS di sabato 21 novembre in piazza a S.Donà, anche per la buona partecipazione della popolazione e specie del mondo dell’Islam.

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