QUARESIMA: VIVERE LA MISERICORDIA DEL PADRE

QUARESIMA: VIVERE LA MISERICORDIA DEL PADRE

QUARESIMA: VIVERE LA MISERICORDIA DEL PADRE

“Ecco ora il momento favorevole,  ecco ora il giorno della salvezza”

 

1.Riscoprire il significato della quaresima
“Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza” (2 Cor. 6,1) ci dice la Liturgia, nel giorno delle Ceneri introducendoci al periodo quaresimale. E la parola ‘quaresima’ richiama digiuno, penitenza, pratica di sacrifici, ma come cose di altri tempi. Inoltre, nel nostro mondo pare sia sempre carnevale, e alla pratica del digiuno è sempre più riferita la dieta, a volte feroce, sconsiderata e deleteria, contro le troppe calorie ingurgitate, mentre nel terzo mondo sembra sia eterna la quaresima. Al di là della necessaria riscoperta delle ‘opere’ principali della quaresima, appunto, digiuno, elemosina, preghiera occorre ribadire il ‘tema’ principale che deve polarizzare l’attenzione dei cristiani: il battesimo cristiano, l’essere morti e risorti con Cristo e in Cristo. Siamo, cioè, chiamati a una forte ripresa della nostra coscienza cristiana, a rifare un cammino che porti a riscoprire Gesù Cristo, via, verità e vita nostra, come avveniva nei primi secoli della vita della chiesa, quando il battesimo era amministrato normalmente agli adulti, che nel periodo quaresimale intensificavano la loro preparazione per riceverlo nella solenne veglia pasquale.

Un tempo, inoltre, c’era il ‘quaresimale’ come mezzo di evangelizzazione e di formazione cristiana per questo periodo. Oggi, l’impegno ed il ‘sacrificio quaresimale’ potrebbe essere quello di una più intensa formazione cristiana, personale e comunitaria, all’interno della comunità ecclesiale. La quaresima potrebbe divenire un tempo per vivere le ‘opere’ quaresimali. S. Pietro Crisologo, un Padre della chiesa dei primi secoli così scriveva: “Tre sono le cose, tre, o fratelli, per cui sta salda la fede, perdura la devozione, resta la virtù: la preghiera, il digiuno, la misericordia. Ciò per cui la preghiera bussa, lo ottiene e il digiuno, lo riceve la misericordia. Queste tre cose, preghiera, digiuno, misericordia, sono una cosa sola, e ricevono vita l’una dall’altra”.


2.Le opere quaresimali.
Alla luce di questo pensiero si intuisce che il digiuno è l’anima della preghiera e la misericordia è la vita del digiuno. Non bisogna dividerle. Infatti colui che ne ha una sola o non le ha tutte e tre insieme, o non ha niente. “Perciò chi prega digiuni, conclude S. Pietro Crisologo, chi digiuna abbia misericordia. Chi vuol trovare aperto verso di sè il cuore di Dio non chiuda il suo a chi lo supplica”.
Il tempo quaresimale diventa tempo favorevole per ritornare a Dio con tutto il cuore manifestando apertamente attraverso un comportamento nuovo, pieno di amore. Chi digiuna comprenda bene cosa significhi per gli altri non aver da mangiare. Ascolti chi ha fame, se vuole che Dio gradisca il suo digiuno. Abbia compassione, chi spera compassione. Chi domanda pietà, la eserciti. O uomo sii tu stesso per te la regola della misericordia. Offri agli altri quella stessa pronta misericordia che desideri per te. Quanto con il disprezzo abbiamo perduto, conquistiamolo con il digiuno e presentiamoci a Dio con ‘spirito contrito, con cuore affranto ed umiliato” (Sal. 50,19). Un’altra espressione dello stesso padre della chiesa dice: ”Il digiuno non germoglia se non è innaffiato dalla misericordia”. Infatti , il digiuno inaridisce, se inaridisce la misericordia.

3.Al centro: la misericordia di Dio vissuta nei fratelli.
E così ci chiediamo: cos’è la misericordia?
Dal punto di vista biblico, il termine ebraico (rahamim) indica le viscere materne che portano la nuova creatura. Indica dunque lo spazio fatto in sè alla vita dell’altro, spazio di comunione profonda, di con-sentire, di compatire, di congioire… E indica anche l’amore paterno per il figlio. La misericordia, allora, è la più radicale e profonda protesta contro l’indifferenza, il rifiuto dell’altro. La misericordia è mistero di comunione, dinamica di condivisione e forza di rigenerazione. E’ Dio stesso. E’ il nome di Dio che rivela che la santità di Dio si manifesta nel perdono. La misericordia dice l’incontro della verità di Dio con la verità dell’uomo e chiede che l’altro sia amato nella sua alterità, anche nel suo peccato, anche nella sua ostilità, simultaneamente. Ecco lo scandalo evangelico che non può essere rimosso: ‘amate i vostri nemici…siate misericordiosi come misericordioso è il Padre vostro’. (Lc. 6,35).
Questo comando del Signore non può essere eluso da parte della Chiesa, la quale ha la responsabilità di narrare agli uomini, nei suoi gesti e nelle sue parole, la misericordia di Dio, di far conoscere e amare il Dio misericordioso ricorrendo a piene mani alla ‘medicina della misericordia’ (Giovanni XXIII).

Ecco, allora , il tempo della quaresima, tempo favorevole per vivere ed annunciare la misericordia di Dio all’umanità. Ma, noi come chiesa, e la chiesa tutta, ha oggi la grande fede capace di usare misericordia verso tutte le situazioni di peccato, di infedeltà, di fallimento, di rottura dell’ alleanza dei suoi figli? Di fronte al peccato dell’uomo, all’alleanza tradita resta in vigore solamente la misericordia unilaterale ed incondizionata. E la chiesa di oggi è capace di questa misericordia incondizionata? Di più ancora, di fronte a tanti gesti e situazioni di empietà e violenza, di assenza di pietà e di compassione, anzi di vero odio dell’altro da parte di tanti cristiani, l’annuncio del Padre misericordioso che invita ad essere misericordiosi nel Figlio suo Gesù Cristo diventa sempre più indispensabile ed attuale.

Don Edmondo Lanciarotta - Parroco

 

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