Quale dialogo Cristianesimo ed Islam?

Quale dialogo Cristianesimo ed Islam?

Quale dialogo Cristianesimo ed Islam?

Riflessioni personali dopo la tavola rotonda sul dialogo Cristianesimo-Islam


Sabato 6 febbraio 2016 sono stato chiamato ad intervenire, unico relatore cristiano ad una tavola rotonda sul Dio della misericordia nel Cristianesimo e nell’Islam. Moltissime sono le considerazioni e riflessioni che desidererei offrire come contributo, spero, al necessario dialogo per una feconda reciprocità tra uomini e credenti di credo diversi che abitano il territorio sandonatese.

Certamente potrei tener per me le considerazioni; certamente a qualcuno può non interessare tali considerazioni, e a qualche altro, le stesse possono diventare occasione di critica; quanto vado esponendo, in maniera sintetica, spero invece sia accolto con lo spirito che mi guida nel manifestarle: il desiderio di contribuire al dia- logo, schietto e sincero, ricco di misericordia, con ogni uomo e donna che vive il territorio sandonatese, perché riconosce nell’altro la presenza di Dio.

1. La puntualità.
Quando si dà appuntamento occorre rispettare l’orario, appunto, per rispettare non i relatori, ma gli invitati: convocare l’assemblea alle ore 20,30 ed iniziare alle 21,00 non mi sembra corretto, anzi è poco rispettoso. Di conseguenza terminare oltre le 23.30, costringendo molti ad alzarsi prima, nel rispetto della piena libertà di ciascuno, mi è sembrato poco dignitoso. In due ore si possono dire tante cose, senza pretendere di dire tutto, con serenità e chiarezza.

2. Dialogo e/o annuncio?
Cosa si è tentato di fare o si desiderava fare? Informazione, dialogo, conversazione, discussione..? Vorrei esprimere che per me un conto è il ‘dialogo’ tra religioni, un conto è ‘l’annuncio del vangelo’.  Il dialogo parte da punti comuni, si sforza di allegarli cercando ulteriori 
consonanze, tende
 all’azione comune sui campi in cui è possibile subito una collaborazione, come sui temi della pace, della solidarietà e della giustizia. L’annuncio è la proposta semplice e disarmata di ciò che appare più caro ai propri occhi, di ciò che non si può imporre. Né barattare con alcunchè, di ciò che costituisce il tesoro a cui si vorrebbe che tutti attingessero per la loro gioia. Per il cristiano il tesoro più caro, secondo il mio pensiero, è la Croce, è il mistero di un Dio che si dona nel suo Figlio fino ad assumere su di sé il nostro male e quello del mondo perché noi ne usciamo fuori.

Non sempre questo annuncio può essere fatto in modo esplicito, soprattutto nelle società chiuse ed intolleranti. Ma pure nei paesi cosiddetti liberi ci si scontra talora con chiusure mentali così forti da costituire quasi una barriera. Allora la proposta assume la forma della testimonianza quotidiana, semplice e spontanea, e quella della carità e anche del dono della vita, fino al martirio.

Allora, può la chiesa cattolica rinunciare a proporre il vangelo a chi ancora non lo possiede? Certamente no, come ai musulmani non viene chiesto di rinunciare al loro desiderio di allargare la “umma”, la comunità dei credenti.

Ritengo che ciò che conterà sarà lo stile, il modo, cioè quelle caratteristiche di rispetto e di amore, quello stile di attenzione e di desiderio di comunicare la gioia nella pace che è proprio di chi accetta le Beatitudini. Questo stile non è senza riscontri anche nel mondo dell’Islam. Si legge nel Corano: “Chiama gli uomini alla Via del Signore, con saggi ammonimenti e buoni e discuti con loro nel modo migliore... pazienta e sappi che il tuo pazientare è solo possibile in Dio... perciò che Dio è con coloro che lo temono, con coloro che fanno del bene” (Sura XVI, 125-127).

Io personalmente ho cercato di avviare il dialogo con gli interlocutori; poi ho cercato di annunciare il Cristo Crocifisso, follia per ogni religione e stoltezza per ogni cultura umana, accompagnato da un considerevole tempo di ‘ascolto: infatti ho parlato per circa mezz’ora ed ho ascoltato per circa un’ora e mezzo.

Ed anche su questo aspetto si potrebbe ulteriormente argomentare.

3. Quale autorità condivisa?
I documenti del magistero ecclesiale cattolico sull’Islam e i documenti dei Responsabili dell’Islam sul Cristianesimo. Certamente notevoli ed autorevoli sono i documenti del Magistero ecclesiale cattolico sull’Islam a partire dal Concilio Vaticano II: punti fermi, chiari, espliciti, normativi per la coscienza dei singoli cristiani e delle comunità dei cristiani che si pongono in dialogo con l’Islam. Per il momento non sembra esistano documenti autorevoli capaci di “interpretare” in modo “storico, oggettivo, critico” il pensiero dell’Islam, anche perché vi sono molti Islam. L’affermare che vi sono molti Islam (marocchino, algerino, tunisino, egiziano, arabico, pakistano...) non è sufficiente per giungere a realizzare il dialogo. Anzi, se non vi sono parametri di confronto, criteri interpretativi condivisi, comuni, stabili, certi e chiari, ai quali far riferimento al di là delle singole ed individuali affermazioni o punti di vista degli interlocutori di turno, tutto questo ostacola, o rallenta, per il momento il cosiddetto dialogo.

4. Il senso degli applausi.
Per chi era presente, suggerisco sia cosa importante e necessaria, se non è stata fatta a livello personale, a “men- te fredda” valutare il senso ed il significato degli applausi durante gli interventi in aula. Certamente l’applauso in diretta è motivato gran parte, anche da aspetti emotivi, una sintonia immediata, senza, appunto, mediazioni, a livello sensoriale, a pelle, possiamo dire. Certamente questo è un valore, ma non sempre è il bene e conduce alla verità nella carità. Anche perché in quella stessa serata alcuni applausi fatti dalle stesse persone sono esplosi a fronte di affermazioni che mi sono sembrate contradditorie e sulle quali sarebbe opportuno ritornare in modo critico. Senz’altro, l’applauso alla fine dell’intervento è segno di rispetto e di cortesia e di ringraziamento.

5. Il vuoto della cultura post moderna occidentale
Moltissimi sono gli studi filosofico-culturali, i documenti anche del magistero ecclesiale, gli interventi dei papi circa il cambiamento del paradigma culturale della nostra società post-moderna, strutturalmente complessa e culturalmente policentrica, con la proliferazione di micro saperi che rende ormai inaccettabile un macro sapere globale. In breve, viene descritta come una società detta “politeista’”, cioè con tanti “dei”, idoli e verità, che vede via via dissolversi i legami interpersonali per un narcisismo professato sull’illusione di una assoluta libertà individua- le devastante per l’essere umano.

Da tutto questo scaturisce la convinzione che non vi siano più fatti ma solo interpretazioni. La verità sarebbe solo un gioco di interpretazioni, incapaci di giungere alla verità. Di conseguenza assistiamo allo smarrimento del senso della libertà umana e la perdita del senso della storia, per giungere al nichilismo, o a quanto papa Benedetto XVI affermava il “relativismo etico”.

Pur tuttavia, nonostante documenti ed appelli, mi sembra di aver colto, dalla nostra “tavola rotonda”, che l’opinione pubblica, il pensare comune della gente, non si sia reso conto del profondo e spaventoso vuoto culturale, incapace di valutare e quindi di accogliere posizioni “altre”, come quelle espresse durante la tavola rotonda.

Così mi sorgono alcune domande che fraternamente offro a chi le vuole accogliere.
 Dove porta la cosiddetta “secolarizzazione” dell’Occidente, a fronte dell’Islam che viene dall’Oriente?  Quali sono le conseguenze della distinzione tra sacro e profano, tra religione e politica, tra fede e ragione... distinzione nella nostra società, che giunge talora fino alla reciproca estraneità, emarginazione e rifiuto?

Quali sono le conseguenze per il nostro Occidente della chiusura alla trascendenza, o meglio chiusura alla rilevanza culturale della trascendenza stessa e dell’omologazione di ogni cultura mediante il carattere di autonomia e di autosufficienza?, cioè, quali sono le conseguenze della chiusura di tempo e di spazio dato a Dio?

Quali le conseguenze dello sgretolamento della religione come visione del mondo socialmente accettata e dello sbriciolarsi dei sistemi di significato, e del fatto che il religioso, la fede...sono relegati solo nella sfera privata, emotiva, sentimentale...con nessuna importanza all’uomo della tecnica e della scienza, specie oggi a fronte della presenza dell’Islam, sempre più consistente in questo occidente?

Molti autorevoli studiosi affermano che la crisi spirituale dell’Occidente neo-materialista porta l’Occidente verso il suo inevitabile declino.

Io ritengo, a fronte di tutto questo, in questa povertà, in questa miseria, in questo vuoto, che il cristiano, il discepolo di Gesù Cristo, Crocifisso e risorto, è chiamato a dare la propria testimonianza, gioiosa e credibile, della verità e bellezza del vangelo di Gesù, misericordia e salvezza di Dio per ogni uomo. Una testimonianza serena e convincente, capace di dare ragione della speranza che anima il cuore di ogni discepolo di Gesù, capace di farsi “mendicante d’amore” e compagno di viaggio con ogni uomo e donna incontrati nel cammino della vita.


don Edmondo

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