Omelia venerdi santo 14 aprile 2017

Omelia venerdi santo 14 aprile 2017

Omelia venerdi santo 14 aprile 2017

Venerdì santo  14 aprile 2017

Omelia di don Edmondo Lanciarotta  -  parroco

 

Abbiamo camminato dietro il Crocifisso, abbiamo percorso con Lui le nostre strade, le strade della nostra vita quotidiana; abbiamo pregato camminando dietro la Croce di Gesù e abbiamo cercato di camminare sulla strada del Crocifisso, in silenzio  profondo anche se faticoso. Ora siamo qui, in chiesa, e ci poniamo in adorazione del Crocifisso, poniamoci in atteggiamento  di riflessione adorante prima di porre il bacio al Crocifisso: segno visibile della nostra fede personale ed anche popolare, cioè di popolo, di comunità cristiana insieme radunata, attirata sotto la Croce del Figlio. Questo bacio, vuole anche rivelare la relazione, il legame profondo che tutti noi desideriamo avere con il Crocifisso, ma di più ancora il legame stretto, intimo e profondo che il Crocifisso stesso desidera avere con ciascuno di noi, nessuno escluso.

Contempliamo allora la Croce, scandalo per  i Giudei e stoltezza per i Greci; scandalo perché il Crocifisso è il maledetto da Dio: per la mentalità ebraica  la morte in croce era il segno chiaro del fatto che chi la subiva era maledetto anche da Dio. Gesù in croce è diventato per noi maledizione, cioè Gesù ha preso su di se, sulla croce, la maledizione che grava sul nostri peccato. Ma nella croce si concentra anche il tradimento di Giuda, il rinnegamento di Pietro, la derisione dei Giudei, il disprezzo dei passanti, l’odio dei farisei; in essa si condensa tutta la malvagità e tutta la colpa del mondo. Così Gesù in croce, unico innocente, prende tutto su di se. Non annienta il male, non prende distanza da esso, ma lo prende piuttosto su di sé, lo porta e lo sopporta fino alla fine. Ma la croce di Gesù rivela anche il fallimento umano di Gesù, l’impotenza della sua vita umana, la sua incapacità di portare a termine e di completare i propri progetti. Infatti le grandi finalità e  i progetti di Gesù sono falliti, tutto sembra sia stato vano: ora tutto è chiaramente finito e Gesù sperimenta anche la lontananza  da Dio e l’assenza di Dio.

Contempliamo allora il Crocifisso, Gesù in croce: scandalo e potenza dell’amore. Come abbiamo oggi letto nella Passione dal vangelo di Giovanni, noi contempliamo un progressivo accanimento, ostile e violento contro Gesù, fino al suo svuotarsi, allo sfinimento, in totale solitudine, abbandonato da tutti, perfino anche di Dio. Tutte le forze del male sembra oscurino la luce del suo volto, in quest’ora delle tenebre: Gesù in croce sperimenta questo male su di sé, sperimenta il vuoto umano dentro il suo cuore. Gesù che aveva fatto della sua vita la volontà di Dio, che aveva fatto della volontà del Padre la sua ragione di vita, infatti diceva: ‘mio cibo è fare sempre la volontà del Padre’, ora è solo, in preda all’angoscia profonda. Questa situazione è prettamente umana: infatti anche noi possiamo aver vissuto esperienze di abbandono e di solitudine. Ma questa è anche prettamente divina: il suo essere, il suo patire, cioè l’amore di Gesù in croce diventa la risposta a ogni solitudine, a ogni sofferenza e angoscia umana mortale. Così in Lui troviamo tutti noi e le nostre sofferenze, i nostri affanni e abbandoni, paure e angosce. Da Lui impariamo a vivere in maniera divina le nostre sofferenze umane. In un mondo profondamente segnato dalla cattiveria, dall’ingiustizia, dalla menzogna, dalla durezza del cuore, dal tradimento…non c’è altra maniera di essere amore se non quella che comprende la sopportazione della sofferenza, come Gesù e grazie a Lui, perché è Amore. Come una persona che ama perdutamente e generosamente un’altra persona, proprio per questo suo amore è esposto, indifesa alla persona amata, cioè è esposta anche alla sua infedeltà, anche alla sua crudeltà e al suo egoismo; così è del Dio che si dona all’uomo, che ci ama perdutamente. Gesù, l’Amore di Dio, è esposto senza difesa che non sia l’amore a quello che noi ne facciamo. Gesù, Amore, si pone delle nostre mani umile e indifeso per amore: è quotidianamente esposto, indifeso al nostro egoismo.

Contempliamo il Crocifisso, contempliamo questo Gesù che sperimenta fino in fondo il fallimento umano e la sofferenza umana e si affida al Padre, cercandolo sempre, nella preghiera, anche in croce, abbandonandosi a Lui. Gesù fa della sua agonia, della sua lotta contro il male un atto d’amore al Padre, dopo tanti atti d’amore, dopo una vita d’amore al Padre per i fratelli. Impariamo da lui  a fare delle nostre lotte contro il male un atto d’amore al Padre per amore dei fratelli, fino alla fine.

Gesù alla fine urla: ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Si chiede: ’Dio dove sei?’ Allora dov’è questo Dio? Contemplando Gesù  scopriamo che Dio è in questa lotta, in questa solitudine, in questa sua angoscia mortale, in questo suo vuoto totale e drammatico: Dio è nella risposta totale e fedele di Gesù che si affida al Padre. Infatti, Gesù in croce, dentro l’abisso del nulla, del vuoto dell’abbandono, ancora crede e si affida al Padre. Qui tocchiamo il mistero, l’insondabile abisso del mistero di Dio. Anche se si fa buio su tutta la terra, anche se sperimentiamo il buio nelle nostre coscienza e nei nostri cuori, il buio nella società e nella cultura di oggi, continuiamo a contemplare il Crocifisso, per vedere  oltre nel volto sfigurato del Crocifisso la bellezza dell’amore di Dio che si dona, per contemplare nel suo corpo trafitto la potenza dell’amore che si dona, per scoprire  nella sua esistenza spezzata la fecondità dell’amore che si dona. Chiediamo la grazia allo Spirito per saper contemplare il Crocifisso come l’ha contemplato sua Madre, Maria, in silenzio: Maria allora, a Betlemme, in silenzio  ha saputo vedere nel volto del bambino Gesù il volto del Dio-con-noi, ed ora, accogliendo il corpo morto del Figlio lo contempla ancora come il Messia, il Salvatore, il Dio-con-noi, Salvezza dell’umanità.

Rimaniamo, fratelli, tutti sotto la croce in quest’ora suprema della rivelazione dell’amore di Dio, dell’onnipotenza dell’Amore di Dio nell’estrema debolezza e profonda sofferenza. Scopriamo che Gesù non è venuto a spiegare la sofferenza, ma è venuto a riempirla della sua presenza. Gesù è venuto ad insegnarci ad amare, ed anche ad insegnarci a soffrire. Infatti se è vero che senza amore con si vive, è anche vero che senza dolore e sofferenza, non si ama.

Contempliamo il Crocifisso: è e resterà per sempre il cuore misericordioso del mondo, abisso di bontà divina, amore senza limiti del Padre, amore che consegna ad ogni essere umano la sua dignità di viere. Contemplando il Crocifisso ogni uomo ed ogni donna sperimenti  questo amore di Dio. Ogni uomo ed ogni donna ha dignità tale che merita il dono della sua vita. Tutti, nessuno escluso, hanno bisogno di essere amati e salvati da Lui.

Ed ora, porremo il bacio al Crocifisso. Il tratto di strada è breve. Avanziamo senza paura, e portiano sotto la croce tutti i nostri interrogativi sul senso della vita, del dolore, del patire e del morire; tutti i dubbi e le paure di sentirci abbandonati, soli ed indifesi, incapaci di proseguire il cammino; tutti i tentativi di bene, di bontà, di riconciliazione andati a vuoto; portiamo tutta la nostra vita quotidiana e con noi portiamo tutte le persone che amiamo e che incontriamo. E quando siamo sotto la Croce, alziamo gli occhi ed incrociano gli occhi del Crocifisso, l’Amore Crocifisso; in Lui possiamo decifrare il senso di tutta la storia umana, a Lui ci consegniamo  perché ci conduca al Padre; abbracciamolo e baciamolo, come ha fatto Maria che lo ha baciato ed abbracciato, rimanendo profondamente radicata nella Parola di Dio, prima a credere che questi è Figlio di Dio, il Salvatore del mondo. Con Lei allora scopriamo che sulla croce Dio è presenta anche se nascosto e che la risurrezione lo renderà visibile. Sulla croce l’amore di Dio è presente anche se nascosto; nella risurrezione diventa visibile e si manifesterà in tutta la sua gloria.

 

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