Omelia nella Solennità del Santo Natale 2017

Omelia nella Solennità del Santo Natale 2017

Omelia nella Solennità del Santo Natale 2017

Solennità del Santo Natale 2017

Omelia di Don Edmondo Lanciarotta - parroco


Allora, in quella notte, un angelo ai pastori presso Betlemme: ”Vi annuncio una grande gioia per tutto il popolo: Oggi è Nato il Salvatore”.

Anche oggi in questa eucaristia risuona lo stesso annuncio, per tutti, nessuno escluso.

Allora i pastori hanno ascoltato la voce dell’angelo e si son messi in viaggio verso il Bimbo avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia.

Anche noi oggi, in questo Natale, dopo aver ascoltato l’annunzio, siamo inviati a metterci in viaggio, a camminare, ad andare verso questo Bimbo avvolto in fasce: cioè siamo invitati ad andare, a penetrare in modo sempre più approfondito e  in maniera sempre più personale nel dono mai adeguatamente compreso, il Dio-con-noi. Natale non è qualcosa del passato; Natale non è una devozione sentimentale, ma è un abisso da esplorare umilmente: il Dio-con-noi. Dio non si impone con il fulgore dell’onnipotenza, ma si espone umilmente al desiderio dell’uomo, all’abbraccio dell’uomo, al nostro personale abbraccio.

Natale, un Bimbo avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia. La carne tenera del Bimbo esprime fragilità e dice debolezza: così si presenta il Salvatore del mondo: qualcuno potrebbe rimanere deluso. Eppure  chi ci salva è colui che attende la nostra benevolenza: non c’è salvezza senza amore: c’è salvezza solamente quando possiamo chinarci su questo mistero umile e fragile, come un Bimbo.
Allora i pastori hanno contemplato per primi il Verbo fatto carne nel Bimbo e se ne tornarono contenti. Anche noi oggi possiamo contemplare in questa eucaristia il Verbo fatto carne e ritornare alle nostre case contenti: il nostro cuore potrebbe diventare la mangiatoia ove è deposto il Bimbo che ci salva.
Se questo accade, allora è festa: rallegriamoci in questo giorno: attraverso il sacramento possiamo aprire i nostri cuori alla Parola, alla preghiera, ed accogliere nel pane di vita il Bimbo Gesù, il Dio-con-noi, per fare veramente Natale, sempre ed ancora. Accogliamo allora anche noi  questo annuncio e andiamo a Betlemme ed accogliamolo nella grotta della nostra vita , nella mangiatoia del nostri cuore.

Allora, il Bimbo avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia è la prima manifestazione dell’onnipotenza, santità e maestà di Dio nella storia dell’uomo: e questo è accaduto in un luogo sperduto, in una grotta, in un villaggio, Betlemme, alle periferie dell’impero romano, mentre  i suoi genitori erano in viaggio, pellegrini, stranieri, viandanti, ed è stato visitato per primo da i pastori, gente poco di bene, poco affidabile, rozza e sporca, che vive a i margini della società, senza volto e senza storia, incapace di leggere e scrivere: questo è il primo apparire di Dio nella storia umana.
Paradosso incomprensibile alla sola ragione umana, paradosso di un Dio che si propone all’uomo, di un Dio che aspetta la risposta dell’uomo, la nostra risposta; paradosso che rivela la potenza vulnerabile di Dio, la fragilità  e debolezza e umiltà: tratti che fanno paura all’uomo: paradosso di un Bimbo che non parla, ma che sorride a chi gli si avvicina e lo accoglie.
Allora, i pastori restano in silenzio, di fronte alla presenza di questo Bimbo: è il silenzio di un evento normale, dentro il quale percepiscono qualcosa di straordinario, e restano stupiti: percepiscono  qualcosa di bello  e di sublime, gioiscono di una presenza, senza sapere ancoro chi è. Tutto questo è possibile anche per noi oggi: questo  è dono e grazia, è stupore di un amore, per tutti.

In Gesù, in questo Bimbo, Dio si manifesta umile, fragile, debole: Dio che decide liberamente e per amore di compromettersi con quell’essere impastato di terra che è l’uomo; Dio decide di essere un Dio per e con l’uomo, fino al punto di condividerne l’umanità in tutte le sue sfaccettature. Non è un Dio dell’al di là; ma  un Dio che si inchina a tal punto di fronte all’uomo, a ciascuno di noi, da farsi lui pure  uomo; dio che si inchina liberamente e gratuitamente sull’uomo.
Questa scelta comporta conseguenze: la sua volontà di dipendere dall’uomo che ama. Dio sceglie liberamente d’amare, al punto tale da farsi dipendente dall’amato: il suo amore per l’uomo è pura tensione verso l’amato, verso ciascuno di noi. Dio in Gesù si affida alla libera risposta dell’uomo.
In Gesù scopriamo che Dio non vuole fare a meno dell’uomo e che perciò accetta di farsi vulnerabile. Questo è l’amore folle di Dio per l’uomo: Dio si svuota al punto di bussare come un mendicante, alla porta del cuore, che solo l’uomo può aprire, che solo noi possiamo aprire. Tale decisione di dipendere dall’uomo significa piena e totale libertà. Infatti, Dio non si impone all’uomo, ma si propone. Ognuno di noi, sempre, ha la possibilità di rifiutare questa proposta: ’venne tra i sui e i suoi non l’hanno accolto’, oppure, di accoglierla, cioè accogliere l’amore di Dio. Questo è un abisso di amore, inesauribile, insondabile, eterno e sempre nuovo per ciascuno di noi.

Se accogliamo questa proposta di amore allora accade il Natale: Dio  ci guarda con gli occhi teneri dell’amore di un Bimbo, del Bimbo di Betlemme. Così ciascuno di noi può fare esperienza di essere guardati da questi occhi luminosi, pieni d’amore, che ci abbracciano e ci danno grazia e vita e gioia. A noi, che spesso siamo attanagliati dalla solitudine, da relazioni fredde e glaciali, superficiali e passeggere; da sguardi indifferenti, indignati, violenti che giudicano e condannano: Spesso, però anche i nostri sguardi sono indignati, giudicano e condannano chi ci sta vicino. Spesso siamo avvolti da nubi che oscurano la gioia di vivere, e le nostre ferite e divisioni ci fanno sprofondare in tristezze ed angosce mortali. Eppure Dio in Gesù ci guarda con tenerezza e benevolenza, sempre, con affetto e pietà, con fiducia e stima.

Anche nella notte più buia e fredda, più triste ed angosciata, Dio ci giarda con amore e fiducia: accogliamo questo amore, nel nostro cuore, nella parte più ultima e recondita del nostro cuore, nella mangiatoia della nostra miseria umana. E allora esploderà ancora e per sempre la gioia, una gioia grande, la gioia dell’amore, del perdono e della riconciliazione, la gioia della dolcezza delle relazioni e della bellezza della fraternità, la gioia della vita.

Così il Natale diventa  evento di grazia vissuto ed accolto nel profondo silenzio: il silenzio del cuore, in un mondo di vuote ed insulse parole, spesso anche cattive; accolto nell’affidamento e nella fiducia, in un mondo della pretesa, dell’arroganza e della violenza; accolto nell’umiltà e nell’abbassamento, in un mondo della presunzione, dell’esibizione, delle apparenze e falsità; accolto nella condivisione e solidarietà, in un mondo sempre più fatto per la difesa dei privilegi e del benessere, costruito con steccati ed arroccamenti, in un mondo che sempre più esclude, condanna ed emargina. Così il Natale ci interroga e ci provoca sul nostro modo di vivere ed accogliere coloro che incontriamo ogni giorno sul nostro cammino.

Viviamo, allora, sempre di più il Natale del Signore: accogliamo Dio nella nostra vita: Dio che ancora e sempre vuole impiantare la sua tenda nella nostra vita; che decide ancora e sempre di condividere gioie e dolori della nostra vita. Da allora, Dio non  si è mai allontanato dall’umanità,  è sempre rimasto dentro, nascosto per essere sempre riconosciuto ed accolto, silenzioso, inosservato, continua a condividere la nostra umanità, giorno dopo giorno: e noi oggi lo possiamo riconoscere e scoprire: allora accade il Natale. È il presente che si compie oggi: Dio continua a venire anche oggi. Se lo accogliamo accade il Natale: il Dio-con-noi assapora la nostra umanità, partecipa della nostra vita: quindi, tutta la vita, ogni momento, bello o brutto, della nostra vita è molto prezioso a Dio.

Fratelli e sorelle, buon Natale, a tutti, a che vive sereno nella propria casa e a chi soffre e patisce perché non ce l’ha; a chi ha un lavoro e a chi non ce l’ha o l’ha perduto; a chi è solo, a chi è in crisi, a chi soffre ed è nel dolore e non vede soluzioni; a chi non crede e non spera; buon Natale a chi fa fatica a perdonare o pensa di non poter più amare; a chi abbiamo causato male, anche senza volerlo, a chi si sente abbandonato da tutti, anche da Dio.

Il Bimbo di Betlemme, il Dio-con-noi sorride a tutti e ci rivela  e ci dona l’Amore di Dio.

Buon Natale.

 

 

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