Omelia di Pasqua 16 Aprile 2017

Omelia di Pasqua 16 Aprile 2017

Omelia di Pasqua 16 Aprile 2017

Pasqua  16 aprile 2017

Omelia di don Edmondo Lanciarotta  -  parroco

 

Dopo l’intimità fraterna della cena (Giovedì santo), dopo la sofferenza infinita della passione culminata con la morte in croce e la sepoltura di Gesù (Venerdì santo): tutto è finito. Non restano che desolazione, fallimento e delusione. La morte, veramente fagocita tutto e tutti. La morte ha vinto. E la morte, quando giunge, è anche l'esperienza che facciamo tutti: tutto è finito.
Ma in quel mattino, il primo dopo il sabato, le donne vedono il sepolcro vuoto ed accolgono un annuncio: Gesù, il Crocifisso è risorto, non è qui.
E questo annuncio risuona anche oggi: il Crocifisso è risorto. Colui che ha consumato la sua vita per amore, in obbedienza al Padre, per amore degli uomini, è risorto.

Durante il rito di questa notte, il Cero pasquale è entrato nel buio delle tenebre della notte ed ha acceso le candele che i fedeli avevano nelle loro mani: e così i loro volti, i volti di uomini e di donne sono stati illuminati dal Cristo, luce del mondo: ognuno con la sua luce brillava di luce nuova. La luce del Cristo rende bello e raggiante il volto di ogni uomo e donna. La luce di Cristo è entrata nelle tenebre del peccato e della morte e le ha vinte. Ha vinto anche le nostre tenebre.

E’ Pasqua, per tutti.
Pasqua: evento radicale di liberazione da ogni miseria e dal peccato. Il cammino della liberazione passa per lo scandalo della croce e attraverso il sepolcro vuoto. Proprio questo sepolcro vuoto è il segno che la prigionia del peccato è vinta, che la vita ha trionfato sulla morte.
Andiamo anche noi al sepolcro e vediamo che è vuoto e crediamo. Cristo non è più lì: Cristo è il primo dei risorti: con Lui, e dopo di Lui tutti noi siamo chiamati a passare dalla morte alla vita, ad uscire dalla schiavitù del peccato. Il sepolcro vuoto interpella la nostra fede, oggi e sempre.

La luce del Risorto ci permette di guardare con occhi nuovi la nostra vita e vedere sul volto dei fratelli non solo i tratti della sofferenza, ma anche quelli della speranza, della fede e dell’amore.
E’ Dio che entra nella morte dell’uomo, la vita che uccide la morte, il silenzio della morte diventa il silenzio misterioso e fecondo della vita, la vita di Dio. Nella nostra storia umana la luce del Risorto entra nella notte oscura  di ogni uomo. Il Risorto ci sollecita all’abbandono supremo per condividere il dolore ed il silenzio di un amore senza limiti che attende la nostra risposta.
Il Cristo risorto annuncia che il peccato è vinto, lo Spirito Santo è effuso su ogni vivente, che ogni uomo è carico di Dio, che la comunione di Dio con l’uomo è realizzata, che la morte è definitivamente vinta, anche se purtroppo, ancora siamo vittime della morte ed assistiamo che l’esistenza viene fagocitata dalla morte.

Tutti noi sperimentiamo che le speranze umane scendono nei sepolcri della disperazione e delle illusioni, quando l'uomo, tutto l’uomo è nel sepolcro. Si possono aprire i sepolcri: Si: dall’esterno: Ma allora i cadaveri restano tali. Solo se si aprono dall’interno c’è vita. E Cristo, il Crocifisso esce vittorioso dall'interno del sepolcro. E Cristo, il Crocifisso per amore risorto, scioglie il nodo radicale della storia umana; diventa il punto di partenza per una nuova storia, è la novità assoluta dell’uomo, è il futuro di ogni uomo: i lacci della morte sono dissolti, il cerchio della morte s’è spezzato. Cristo Risorto rivela la potenza di Dio che si manifesta nell’amore offerto, donato; rivela che l’uomo è ricuperato e salvato da Dio.

Accogliamo questo annuncio e celebriamo la Pasqua. Continuiamo a credere. Solo colui che si apre alla novità del Risorto sperimenta nella sconfitta umana del Crocifisso la vittoria definitiva da ogni peccato e morte. Sperimenta, cioè, che la violenza, il male, il peccato dominano la storia, ma solo alla superficie. All’interno dell’esplosione di violenza e di male c’è sempre il Crocifisso, l’Amore crocifisso. Chi vede il Crocifisso, chi vede la Carità crocifissa sa che è l’unica realtà del mondo, perché è risorto: il Dio Crocifisso è  Risorto. L’uomo crocifisso per amore è risorto. E credere vuol dire lasciar che il nostro respiro, il respiro che abbiamo ricevuto nel Battesimo, che è il respiro di Dio, appaia in tutta la sua ampiezza: è riscoprire, cioè, la fede del nostro battesimo: aver fede è vivere in questa nostra vita terrena la vita divina, quella stessa vissuta da Cristo, è scoprire che la nostra vita è pienamente inserita nella vita del Cristo.

Pasqua: morte del Figlio che perdona.
Mentre il peccatore si vendica, Gesù perdona. Mentre il peccatore aspetta il castigo, Dio offre la novità di vita.

Pasqua: il Padre è sempre in attesa del Figlio, è sempre unito al Figlio, e in Lui ad ogni figlio, a ciascuno di noi; non  è mai separato dall’uomo. Dio è fedele alle sue promesse, al suo amore.

Pasqua: la morte  non è separazione, ma comunione con Dio; Dio è sempre amico dell’uomo; Dio non abbandona l’uomo alla disperazione, ma Dio viene sempre incontro all’uomo.
Pasqua: Dio ama l’uomo, non vuole dominare neppure per procurargli il bene. Dio attende.

Pasqua: perdono non castigo, fiducia non diffidenza, speranza non disperazione, accoglienza non rifiuto, comunione non separazione: queste diventano realtà effettive.

Pasqua svela il senso profondo della vita di Gesù e di ogni uomo: un cammino sconfitto, ma che nasconde la vittoria di Dio; un cammino rifiutato e che nasconde la salvezza.

Pasqua: Cristo risorto sta con i suoi amici, li incontra quando sono radunati e dice loro, ancora increduli.”Sono proprio io”. Cristo è irrimediabilmente mischiato con i suoi: dove ci sono i suoi c’è anche Lui. Cristo risorto resta con i suoi, è tra i suoi, sempre: non appare per magia, ma si fa percettibile in alcune circostanze. E l’incontro con il Risorto è personale: accade in diversi modi originali, perché diverse sono le situazioni umane. E stupisce sempre. Non si fa l’abitudine alla manifestazione di Dio, perché non si presenta mai con il volto del passato. Purtroppo noi tutti siamo spesso rinchiusi nel nostro passato, che è carico di sofferenza e di peccato, di miseria e tristezza, e questo ci impedisce di scoprire la novità e l'inedito del momento presente. Il passato, infatti è sofferenza, delusione, morte: e tutto questo porta al sogno, all’impazzimento, ai fantasmi; oppure, al rimpianto, alla nostalgia, alla paura. E tutto questo ci impedisce di cogliere nell’inaspettato, nell’incomprensibile la novità di Dio, l'inedito di Dio che si avvicina ad ogni uomo.
Infatti il Cristo, Crocifisso risorto dice a ciascuno di noi: 'Sono proprio io', lo dice agli amici radunati; lo dice a noi, comunità radunata in questo giorno di festa. Lo dice oggi, ed in ogni eucaristia, in ogni domenica: 'Sono proprio Io'.

Fratelli e sorelle, chiediamo la grazia allo Spirito che ha animato la vita di Gesù fino alla morte e lo ha portato alla risurrezione, che ci faccia scoprire la presenza silenziosa del Dio in questa Eucaristia: il Cristo Risorto dice a ciascuno e a tutti: 'Sono proprio io'. Eucaristia: presenza silenziosa e reale del Risorto in mezzo ai suoi amici, alla comunità radunata.
E allora: siamo noi capaci di accogliere il Dio Crocifisso? Siamo noi capaci di accogliere il Cristo Eucaristico? Certamente, noi possiamo anche negare Dio, ma Dio non può negare se stesso, non può cessare di essere se stesso, cioè, di essere Dio, non può cessare di essere amore e di amare e di farsi vicino a ciascun uomo e donna, a ciascuno di noi, oggi, qui.
E’ Dio amore, che per amore ha vissuto  tutta la vita, che ha consegnato se stesso nel pane spezzato e nel vino versato, cioè nell'eucaristia, che  ha patito in croce,  questo  Dio vive, sta in mezzo ai suoi, sempre, e cammina con ogni uomo. Scopriamolo nei segni poveri dell'Eucaristia
Allora è Pasqua.

Buona Pasqua a tutti.

 

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