Omelia della Domenica di Pasqua 1 Aprile 2018

Omelia della Domenica di Pasqua 1 Aprile 2018

Omelia della Domenica di Pasqua 1 Aprile 2018

Domenica di Pasqua 1 Aprile 2018

Omelia di Don Edmondo Lanciarotta - parroco
 

Dopo  l’intimità vissuta nella Cena pasquale tra Gesù e i discepoli; dopo la tristezza e l’angoscia di Gesù  nel Getzemani e l’incapacità dei discepoli di vegliare  e pregare con Gesù, con il bacio di Giuda e la cattura di Gesù, assistiamo ad un rapido e veloce susseguirsi, anzi un precipitarsi di eventi incontrollabili e drammatici: giudizi, condanne, scaricarsi di responsabilità tra i Sommi sacerdoti, Pilato, Erode, di fronte al popolo facilmente pilotato e controllato, fino alla flagellazione, condanna, esecuzione e crocifissione di Gesù sul Calvario: tutto in fretta, anche nella sepoltura: sia per chiudere  quanto prima la questione Gesù, sia perché ormai incombeva la Parasceve, il gran sabato della Pasqua ebraica.

I discepoli di Gesù si sono dispersi, sgomenti, smarriti, impauriti, deboli, fragili. Erano stati con Gesù, erano i suoi amici, ma nel momento della prova, della difficoltà e della sofferenza si son smarriti,  non sono stati capaci di stare insieme a lui e di vivere la fraternità, diventare comunità. Gesù li ha sempre trattati come fratelli ed amici suoi, ma loro non hanno vissuto come fratelli ed amici di Gesù: non erano ancora cresciuti in questa dimensione. Hanno seguito da lontano, subendoli, gli eventi che violentemente si scagliavano contro Gesù, lasciandolo solo. Ognuno di loro era rinchiuso nel proprio  smarrimento, nella propria paura, nel proprio dolore, nella propria individuale e giustificata situazione, nella propria nostalgia, rinchiuso nel cenacolo: dolore, paura, smarrimento paralizzavano ogni azione. Eppure erano stati preparati da Gesù stesso a questi eventi, e più volte. Ma, sono rimasti rinchiusi nei loro ragionamenti, nelle loro umane attese, nei loro progetti umani, mentre Gesù, sempre più si avvicinava al compimento della sua missione affidatagli dal Padre.

Invece, alcune donne, assieme a Maria e al discepolo Giovanni, hanno seguito  Gesù fino al Calvario, fin sotto la croce; hanno raccolto l’ultima rivelazione di Gesù in croce, hanno lasciato per ultime il sepolcro, ed ora, in quel mattino, dopo il Sabato della Parasceve per la Pasqua, per prime, ritornano al sepolcro per riprendere la storia con il loro Gesù, con il cuore pieno di tristezza ed amore, con le lacrime agli occhi per il dolore.

Eppure, in quel mattino, alle prime luci del giorno tutto è nuovo, tutto è cambiato: nessuno però se n’è accorto. Le donne scorgono il sepolcro vuoto ed accolgono l’annuncio che il Crocifisso è risorto: subito corrono dagli Apostoli a comunicare gli eventi. Due di loro Pietro e Giovanni corrono al sepolcro. E’ vuoto.

E’ Pasqua: Gesù il Crocifisso per amore è risorto, è vivo.

Fratelli e sorelle, a tutti è data la possibilità di fare Pasqua; a tutti  coloro che spinti dall’amore vagano delusi e piangenti nei luoghi della vita e della morte, sconsolati ed abbandonati, feriti e delusi. Anche nella desolata realtà umana che sembra spegnere ogni speranza può irrompere l’imprevisto, la novità. A ciascuno di noi il Risorto si avvicina, ci chiede il perché del nostro pianto, del nostro soffrire, ci chiama per nome, ci conosce intimamente: così le nostre lacrime di amarezza, solitudine, abbandono, fallimento…possono tramutarsi in lacrime di gioia e novità di vita.

A Pasqua il Risorto sconfigge il peccato, frantuma la paura, distrugge la morte. E noi siamo qui per poter celebrare nel migliore dei modi la Pasqua del Signore. Ma ci sono tanti modi di celebrare la pasqua: due in particolare.

Uno esteriore: pasqua intesa come una bella storia, una favola a lieto fine, un racconto che porta un benessere passeggero; un atteggiamento di bene isolato, una gioia fondata sulla buona volontà individuale, una speranza possibile, ma che si infrange subito di fronte ai fatti quotidiani. Una pasqua con una gioia passeggera, che assopisce momentaneamente le nostre sofferenze. Infatti, le sofferenze e i drammi umani inesorabilmente spengono ogni gioia umana, gioia a cui tutti aneliamo dal profondo della nostra esistenza, ma che sperimentiamo passeggera e superficiale.

L’altro modo di fare pasqua, quello vero, interiore, profondo: cercare di inserire la nostra storia la novità che il Risorto ha inserito nella umana coscienza per assumere, dopo la morte per amore, la vita nuova che sgorga dal sepolcro vuoto. La possibilità, cioè, di inserire nella nostra vita la novità del Cristo Risorto, novità presente, sempre nuova e sorgente inesauribile di bontà, serenità, perdono, bellezza, capace di  trasformare sempre di più la nostra esistenza da una valle di lacrime di dolore, in una esistenza nella valle di lacrime di gioia. Questa novità, imprevista ed inedita, trasforma profondamente le nostre lacrime di sconfitta, in lacrime di gioia.

E’ la gioia pasquale. Una gioia di cui la liturgia è piena, traboccante, eppure, spesso appare superficiale, poco attinente alla vita quotidiana, sempre più immersa nella sofferenza, perché fatti individuali e sociali sembra rendano impossibile questa gioia pasquale. Si parla, anche, di gioia per una risurrezione intesa come speranza umana che interpreta la morte in croce di Gesù come un incidente spiacevole di percorso, un momentaneo perdere il controllo della situazione da parte di Dio e poi subito ricuperato; un rimettere la storia nei giusti binari dopo il deragliamento della crocifissione: una gioia che ritorna dopo la sofferenza. Questa però non è la vera gioia pasquale.

Per scoprire, però, il vero senso della gioia pasquale, occorre ritornare al Cristo Crocifisso. Se invece, continuiamo ad intendere la croce di Cristo come dolore, sofferenza, fallimento, sconfitta…ci perdiamo per strada, non giungeremo a vivere la vera Pasqua. Il Risorto non è Colui che ristabilisce le sorti, che riprende le redini del gioco della vita momentaneamente persa, che riprende la conduzione della storia persa con la sua morte in Croce. No, questa sarebbe una favola. No, solo il Crocifisso, che ha fatto di tutta la sua fino alla fine un dono d’amore, risorge; che ha svuotato se stesso per amore verso l’umanità, risorge: solo in questo modo la risurrezione è il compimento della Croce e la sorgente della vera e piena gioia pasquale.

Per scoprire il vero senso della gioia pasquale occorre allora cogliere in profondità il ‘Vangelo della Croce’, il lieto annuncio del Cristo Crocifisso, che abbiamo contemplato il Venerdì santo, come dono dell’Amore di Dio, come pienezza di vita. Occorre, cioè, tenere  in stretta relazione il Cristo Crocifisso con il Cristo Risorto: è Risorto Colui che è stato crocifisso, Colui che ha fatto della sua vita piena d’amore divino un dono totale e senza riserve all’umanità. Solamente nella  misura in cui noi siamo aperti al Cristo Crocifisso, come lieto annuncio, possiamo essere aperti alla novità inesauribile del Risorto. Solamente nella  misura in cui noi riusciamo a scoprire che la vita donata e offerta per amore, che si consuma per amore nonostante i tradimenti e rinnegamenti, possiamo essere aperti alla novità della risurrezione: la vita perduta per amore non è l’ultima parola, perché la vita crocifissa per amore, la vita uccisa per amore sfocia inesorabilmente nella risurrezione.

Allora la gioia pasquale non è una sorta di consolazione aggiunta, ma l’esperienza di chi nel Crocifisso morto per amore trova la potenza di Dio che risuscita. La gioia, allora è proporzionale al donarsi, all’essere per gli altri, accettando anche il rifiuto, l’umiliazione, la sofferenza, la morte. Solo una vita spezzata per amore, sofferta e donata nell’amore, anche se rifiutata ed umiliata, offesa e ferita…può entrare nella gioia della risurrezione.

Il Cristo Crocifisso è e resta la piena offerta di sé  all’umanità, è  e resta l’Amore perfetto: Colui che ha fatto della sua vita un dono perenne ai fratelli a gloria del Padre. Questa offerta di sé, questo dono di sé, questa è la vita piena che trafigge la morte. Questo non può non essere se non vita piena, vita perfetta, vita divina, e quindi vita che trapassa la morte e viene compresa come glorificazione di Dio. Allora, solamente coloro che riescono a fare della propria vita il dono agli altri nonostante le sofferenze, costoro vivono la vita piena, la vita nuova, la vita che risorge.

Fratelli e sorelle è Pasqua: Dio opera anche oggi la Pasqua.

Colui che si dona fino alla morte per amore di Dio, anche se soffre e viene ucciso, costui vive la vita piena, la vita perfetta nell’amore, vive  la risurrezione  come effetto e manifestazione piena di questo amore. E questo amore è lo Spirito Santo che Gesù ha donato nella sua esistenza terrena, versandolo pienamente dall’alto della croce, a tutti indistintamente. E’ lo stesso Spirito che abbiamo ricevuto fin dal battesimo: il battezzato, il cristiano, colui che inserito in Cristo è una persona risorta perchè inchiodata nel Crocifisso per amore: allora, solo chi è inchiodato nel Crocifisso risorge, colui che fa della sua vita un dono pieno d’amore ai fratelli risorge definitivamente. E noi tutti, fratelli e sorelle carissimi siamo inchiodati nel Crocifisso, cioè risorti: lo Spirito di Dio penetra nella nostra vita personale e comunitaria e la trasforma nella novità di vita, sempre nuova, inedita e piena nello scorrere quotidiano degli eventi.

E’ Pasqua: il Crocifisso Risorto è accanto a ciascuno di noi e a tutti; ci chiama per nome, spezza le catene del nostro egoismo, delle nostre paure, delle fragilità, riscalda i nostri cuori, illumina i nostri volti, ci sorprende nell’amore, trasforma  le nostre lacrime di sofferenza e miseria in lacrime di gioia ed esultanza.

E’ Pasqua: il Crocifisso Risorto spezza il pane per e con noi; ci dà la sua stessa vita nell’eucaristia, affinché mangiando della sua vita possiamo fare della nostra vita il luogo ed il momento in cui viviamo di amore. Ognuno di noi ha la possibilità di riconoscere il Crocifisso Risorto nello spezzare il pane in questa eucaristia pasquale ed in quella familiare: quando spezziamo il pane nostre case, quando condividiamo l’amore nelle situazioni umane quotidiane, quando ci doniamo gli uni agli altri con gratuità, quando facciamo della nostra vita un dono d’amore a chi incontriamo.

Buona Pasqua a tutti.

 

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