Omelia del Venerdi Santo 30 Marzo 2018

Omelia del Venerdi Santo 30 Marzo 2018

Omelia del Venerdi Santo 30 Marzo 2018

Venerdi Santo 30 Marzo 2018

Omelia di Don Edmondo Lanciarotta - parroco


Con questa celebrazione siamo giunti all’’Ora del Figlio’, l’’Ora’ di passare al Padre, l’’Ora’ della sofferenza di Cristo per amore di ogni uomo e di ogni donna, per la salvezza dell’umanità, l’’Ora della glorificazione di Dio in Cristo’, l’’Ora’ in cui Dio Padre si dona totalmente all’uomo nel Figlio suo Gesù.

Dopo aver fatto una breve ‘via Crucis, dopo aver meditato il cammino di Gesù nella sua via di amore portando la croce  verso il compimento della sua vita, verso il dono dotale di sé in croce, dopo aver sostato in alcune tappe che la Tradizione cristiana ci ha consegnato nella sua esperienza di fede seguendo il Cristo verso il Calvario, ora tutti noi siamo inviati a sostare sotto la sua croce, a contemplare il Cristo Crocifisso ed ad adorarlo con tutto il nostro cuore.  Il Cristo crocifisso è la sorgente di vita e  di salvezza; Egli ci ha restituito e ci restituisce la dignità di figli del Padre; ci ha ricreati e ci ricrea a sua immagine  e somiglianza. Alziamo, allora, il nostro sguardo ed incrociamo il suo sguardo d’amore; alziamo i nostri occhi e incrociano i suoi occhi d’amore e di misericordia.

Lo aveva detto Gesù ai suoi: ’quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me’: ebbene oggi tutti noi siamo attirati a lui, siamo calamitati sotto la sua croce. Veniamo allora tutti, singoli e comunità, popolo di Dio sotto la croce, portiamo i nostri dubbi, le nostre miserie, le nostre ansie e sofferenze; portiamo i nostri svuotamenti e spogliazioni, il nostro sentirci sfiniti e stanchi; deponiamo tutte le nostre cattiverie ed infedeltà, i nostri peccati; affidiamo al Crocifisso tutte le nostre sofferenze e quelle dei nostri cari e di tutti i crocifissi della storia.

‘Dio ha tanto amato  gli uomini da inviare a noi il suo Figlio’, infatti, il Figlio si è fatto uomo in Gesù di Nazareth; si è incarnato, è diventato un uomo, non solo; si è immerso e mescolato tra gli uomini, tra i più poveri e miseri ed abbandonati della storia , ha condiviso fino in fondo la loro condizione di vita, non solo; si è compromesso con i peccatori, fino a raggiungere ogni uomo, ogni creatura, impastata di terra e di fango, fino a raggiungere ogni uomo, anche quello che rifiuta la fraternità, l’amore e Dio stesso, anche l’uomo nel peccato, non solo; è entrato nell’umanità, la nostra povera umanità, quella segnata dal peccato, cioè dal rifiuto di Dio, non solo; Gesù resta obbediente al Padre, ama l’uomo fino alla morte in croce: infatti il Padre nel Figlio Gesù ama e cerca l’uomo, impastato di fango e di terra, che diventa peccato.

Ed ora, nell’’Ora del Figlio’, il Padre consegna il Figlio nelle mani dell’uomo: non consegna il Figlio per dargli la morte, come fanno gli uomini, ma lo consegna come gesto supremo di donazione amorosa e misericordiosa verso gli uomini peccatori, verso ciascuno di noi, nessuno escluso. Infatti, consegnando il Figlio, il Padre pone nelle mani degli uomini quanto di più caro e prezioso egli può donare, affinchè anche l’uomo più distante, più lontano da lui possa trovare salvezza. In questo dono non c’è nessuna ira divina da placare, non c’è alcuna giustizia vendicativa da realizzare, ma solo amore paterno che si dilata fono all’ultimo dei peccatori, nessuno escluso. Così il Padre, consegnando il Figlio si china sull’uomo, impastato di terra, reso ancor più fragile dal peccato, rivela un amore più grande del peccato, poiché capace di perdono. Dio infatti rimane fedele alla relazione libera con l’uomo anche quando questi si è allontanato da lui ed ha peccato.

Resta però il mistero del silenzio di Dio, un insopportabile silenzio, in questa morte: infatti il Padre non risponde, così appare, così parlano le Scritture, al grido del ‘Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?’. Così il silenzio di Dio nell’abbandono del Figlio, nell’angoscia e nella solitudine del Figlio, nella morte e nel sepolcro, questo silenzio è avvolto nel mistero: ma rivela  che la relazione con Dio rimane affidata alla libertà dell’uomo e non alla costrizione. Rivela infatti che Figlio abbandonandosi al Padre si affida a lui nella piena e totale libertà.

Così il Figlio si consegna all’uomo liberamente e offre pienamente la sua vita, si fa solidale con i reietti, i falliti, i derelitti, gli scartati dalla storia, gli abbandonati dalla società; scende nell’abisso dell’uomo fino in fondo, negli inferi dell’umano patire, vive perfino l’abbandono e la lontananza da Dio tipica del peccatore. Il Figlio è in piena solidarietà con il peccatore che si è posto lontano da Dio, vive l’assenza di Dio. E questo è un abisso di mistero. Lui, il Figlio, che sa quanto amore il Padre ha per Lui, Lui, il Figlio sperimenta la situazione umana del rifiuto di Dio.

Questa esperienza di Gesù nella solitudine della sua passione è irripetibile: dramma immenso e incomprensibile. L’abbassarsi libero e gratuito del Figlio di Dio, il suo morire nel turbamento, nell’angoscia e in solitudine totale rivelano l’infinito Amore del Padre per ogni uomo peccatore. Infatti, anche il peccatore più lontano da Dio ora è inserito nell’abbraccio tra il Padre e il Figlio. Gesù, il Figlio, muore in situazione di abbandonato da Dio, nel silenzio di un Padre che non interviene a toglierlo dalla croce, ma muore affidandosi ed abbandonandosi al Padre; muore nelle mani  del Padre, ripone la sua vita nelle sue mani. Quindi, l’unica certezza  è la relazione del figlio Gesù con il Padre: Gesù muore come un peccatore, ma non nella sfiducia, nella disobbedienza del peccatore; bensì nell’obbedienza filiale, nell’affidamento totale, nell’amore al Padre. Questo è l’Amore che salva: qui si rivela la potenza e la gloria di Dio; qui sta la salvezza dell’uomo e la liberazione definitiva dal peccato.

Allora la Croce del Cristo, il suo diventare Crocifisso, non  è un incidente di percorso nella sua vicenda terrena; non è qualcosa che è accaduto incidentemente; qualcosa di brutto, purtroppo, che non si poteva evitare; qualcosa che è sfuggito di mano alla potenza di Dio e che poi viene superato  e controllato e riportato nella giusta direzione con la risurrezione. Non è un’eccezione al pensiero, al progetto di Dio. No, tutto questo è e diventa  la piena manifestazione e rivelazione dell’ amore di Dio, della gloria di Dio, della potenza di Dio. Il Crocifisso è e rimane il luogo di rivelazione di Dio all’uomo, evento di salvezza per l’umanità, evento che dice chi è Dio: rivela che Gesù, il Figlio, l’Amato, l’obbediente al Padre, ha scelto liberamente per salvare l’uomo la via dell’Amore senza riserve. Quindi d’ora in poi, il dono di sè fino alla fine è il modo di esistere di Dio. L’esistenza donata, offerta, consumata dell’uomo, del Figlio Gesù è il prolungamento di Dio, la manifestazione di Dio all’umanità.

Preghiamo, fratelli  e sorelle che quest’’Ora del Figlio’, che questo  Venerdì santo rimanga nei nostri cuori; che il mistero del Figlio sia fonte inesauribile di speranza per tutti noi, per sempre.

Ed ora, come popolo in cammino verso la Pasqua, come popolo che ha camminato in questa quaresima dietro a Gesù, con fatica e speranza , come popolo che sperimenta di essere attirato sotto la Croce del Crocifisso, attratto sotto la Croce del Figlio, come popolo poniamo un gesto di affetto e di fede con il bacio al Crocifisso.

Cristo spirando in croce ci dona il suo amore; e noi, baciandolo, accogliamo il suo bacio, cioè accogliamo il suo spirare amore che ci fa respirare e rivivere. Le nostre labbra sporcate dai baci di menzogna, di bugia, di violenza si purificano baciando il Crocifisso che ci ha salvati. Noi tutti, come popolo, ci purifichiamo in questo gesto di adorazione. In questo bacio baciamo tutti quelli che i nostri sensi si rifiutano di baciare perché ci hanno fatto del male e troviamo pace e perdono e salvezza perché respiriamo con il respiro di Dio  e viviamo con il suo Amore.

Affidiamoci, fratelli e sorelle, alla Beata Vergine Maria che si è sempre affidata alla volontà del Padre, ed ora, nell’’Ora del Figlio’ sta dritta sotto la Croce, Addolorata, in silenzio, fedele e pregante, perché possiamo imparare da Lei a vivere il silenzio di Dio nel Figlio che muore in Croce per la salvezza di tutta l’umanità.

 

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