Omelia del Giovedi Santo 29 Marzo 2018

Omelia del Giovedi Santo 29 Marzo 2018

Omelia del Giovedi Santo 29 Marzo 2018

Giovedì  Santo  29  Marzo  2018

Omelia di Don Edmondo Lanciarotta - parroco


Celebriamo il banchetto di pasqua vissuto da Gesù con i suoi amici in quella che viene chiamata ‘l’ultima cena’ prima di passare al Padre nell’Ora della Croce.

Gesù, allora, ha ardentemente desiderato fare la Pasqua con i suoi amici, e oggi, lo comunica anche a noi, a ciascuno di noi: Gesù desidera ardentemente fare la sua Pasqua con ciascuno di noi qui raccolti ed invita ciascuno di noi al suo banchetto, come ha fatto allora, senza chiedere nulla, senza porre alcuna condizione, solo per amore, desiderando donarsi pienamente e totalmente.

Allora quel banchetto di Pasqua, banchetto memoriale dell’alleanza tra Dio e il suo popolo, è caratterizzato dall’intimità, dalla fraternità, dal desiderio di Gesù di donarsi totalmente ai suoi e dalla fragilità, dalla debolezza e dalle miserie dei suoi discepoli.

Nel gesto di Gesù ‘prendete e mangiate questo è il corpo’, Gesù sintetizza tutta la sua storia umana: si è sempre consegnato donandosi totalmente all’umanità nell’amore, sanando, sostenendo, sfamando, perdonando, consegnando sempre se stesso all’umanità affranta, sfinita, affamata, peccatrice. Ma questo stesso gesto diventa anche  ‘profetico’, infatti in quel gesto Gesù anticipa quello che avrebbe fatto di lì a poco, avrebbe cioè donato totalmente la sua vita fino alla morte in croce: Gesù infatti anticipa nel pane spezzato e nel vino  versato il suo corpo spezzato ed il suo sangue versato per la salvezza dell’umanità. Gesù annuncia la sua morte, parla del suo corpo che è dato ai suoi, del suo sangue che è versato per i peccati degli uomini: come il pane viene spezzato per essere condiviso tra i fratelli così il suo corpo sarà straziato dalla sofferenza; come il vino scaturisce dall’uva ‘sangue del grappolo’ così il suo sangue sgorgherà dal suo corpo nei tormenti della passione.

E’ il dono dell’eucaristia: mistero insondabile, inesauribile, sorgente sempre nuova di vita per l’umanità che si attualizza e concretizza sempre e per sempre, ed anche oggi in mezzo a noi. E alla fine Gesù invita i suoi ‘fate questo in memoria di me’, cioè a concretizzare  ed attualizzare questo gesto, cioè a fare della propria vita un atto di amore, a donare la propria vita come l’ha donata Gesù, ad offrire la propria vita nell’amore e con amore come l’ha offerta Gesù, a consumere la propria vita come l’ha consumata, cioè a porre gesti di amore, di bontà, di riconciliazione, di pace, di perdono, sempre.

Ma nel Vangelo di Giovanni non troviamo queste parole di Gesù che rivelano il dono di sé nel pane e nel vino; infatti al loro posto troviamo invece un gesto straordinario, la ‘lavanda dei piedi’ di Gesù ai suoi discepoli, sempre in quel banchetto di amore, in quel banchetto di pasqua di Gesù con i suoi amici trasmesso solo dall’apostolo ed evangelista Giovanni. Perché?

Dall’evento della passione e morte e risurrezione di Gesù, infatti erano passati diversi decenni: le comunità cristiane erano cresciute di numero e si erano estese nel territorio all’interno dell’impero romano e si stavano ormai strutturando e la celebrazione dell’eucaristia era ormai un fatto assodato e consolidato. Tuttavia erano sorte delle difficoltà e crescevano interrogativi con sempre maggior preoccupazione da parte di tanti discepoli e cristiani sull’efficacia dell’eucaristia consegnata da Gesù in quell’ultima Cena.

Infatti all’interno delle prime comunità cristiane che celebravano regolarmente la ‘Cena del Signore’  sorgevano crescenti e sempre più pesanti divisioni tra cristiani ed i poveri venivano abbandonati ed emarginati: allora si chiedevano il perché accadevano questi dolorosi fatti nonostante le  celebrazioni eucaristiche , e così si sono rivolti all’unico apostolo allora ancora vivente Giovanni, ormai vecchio, presentando le loro richieste, perplessità, interrogativi.

Ecco che l’apostolo Giovanni ricorda che Gesù in quella Cena non solo ha ‘donato se stesso nel pane spezzato’ invitando tutti  a fare lo stesso, ma anche ha posto il gesto di lavare i piedi ai suoi invitando tutti i suoi amici  a fare altrettanto; il gesto di lavare i piedi era un gesto che generalmente allora facevano gli schiavi, gente che non contava nulla.

Allora Gesù con quel gesto si è posto all’ultimo posto, è diventato schiavo, si è posto in ginocchio davanti ai suoi amici ed ha lavato loro i piedi, si è posto a loro servizio, si è donato a loro, si è consegnato a ciascuno di loro, ha consegnato loro in quel gesto tutto il suo amore, ed alla fine ha invitato i suoi  a fare altrettanto, affermando che proprio lui il ‘Maestro e Signore’ ha fatto questo, e quindi anche loro, suoi discepoli, se desiderano essere e diventare sempre più suoi discepoli, anche loro sono invitati a fare come ha fatto lui nei confronti degli altri.

Tutto questo viene a noi consegnato oggi, in questa cena, in questa eucaristia. Come la viviamo, noi oggi, come ci troviamo noi oggi?

Quante miserie e debolezze nella nostra esistenza, nella  nostra umanità personale; quante incomprensioni e fraintendimenti tra di noi e nelle nostre relazioni; quante paure e chiusure nei confronti degli altri, degli stranieri, dei poveri, di chi ci importuna e disturba; quante invidie e gelosie tra membri dei nostri gruppi parrocchiali; quanti pregiudizi e chiacchiere sugli altri non solo per strada, nei bar, ma anche nel nostro oratorio e nelle nostre famiglie; quante denigrazioni e diffamazioni all’interno del nostro vissuto umano; quanta violenza e cattiveria nella nostra società che si dice cristiana, quanta indifferenza e menefreghismo, apparenza e falsità, quanta violenza e sopraffazione incontriamo oggi tra persone che frequentano e celebrano l’Eucaristia.

Tutto questo contraddice in profondità il mistero che ci viene consegnato da Gesù e mina fortemente  e compromette in profondità il tessuto ecclesiale lacerando le relazioni che dovrebbero essere la manifestazione dell’amore. Infatti, tutto questo rischia di essere in contraddizione con quanto celebriamo nell’Eucaristia, nella Cena del Signore. Infatti il Corpo di Cristo, che è la chiesa  viene lacerato, diviso, spaccato, contrapposto nelle divisioni tra cristiani e viene dimenticato, emarginato, rifiutato, abbandonato, umiliato nei poveri e bisognosi che vivono ai margini della vita comunitaria.
Ecco allora il gesto di Gesù della lavanda dei piedi: assumere lo spirito, lo stile, l’atteggiamento di Gesù: diventare schiavo, servo, lavare i piedi, fare il primo passo, prendersi cura di, servire chi ci sta accanto, sempre e per primo.

In questo modo il dono di Gesù ‘prendete e mangiate’  e ‘fate questo’ vuol dire concretizzare, realizzare nella nostra vita ciò che Gesù ha fatto e realizzato nella sua vita, vuol dire che ciascuno di noi è messo nelle condizioni di operare nella propria vita quello che Gesù ha operato nella sua, vuol dire continuare nella nostra vita l’opera iniziata da Gesù. Vuol dire accogliere il dono inesauribile dell’Eucaristia, dono gratuito  e straordinario che ci pone nelle condizioni di diventare ciò che mangiamo, cioè il corpo  stesso di Gesù e di fare della nostra vita quello che Gesù ha fatto della sua: cioè un dono di amore a tutti e sempre.

Dio Padre ha dato tutto se stesso nel Figlio, si è consegnato nel Figlio: il Figlio Gesù, infatti è il dono del Padre all’umanità, quanto di più caro aveva lo ha dato, lo ha consegnato all’umanità, a ciascuno di noi: ed ora Gesù consegna tutto se stesso, la sua vita  e tutto quanto ha ricevuto dal Padre a ciascuno di noi, attraverso il pane spezzato  ed il vino versato. In questo modo ciascuno di noi, partecipando dell’unico pane e dell’unico calice, cioè mettendosi realmente a servizio gli uni degli altri come Gesù ha fatto, lavandoci i piedi gli uni agli altri, cioè superando tutte le divisioni e le lacerazioni ed accogliendoci gli uni gli altri a partire dai poveri e bisognosi, siamo nelle condizioni di ‘fare questo in memoria del Signore’, cioè di fare sempre più della nostra vita un atto di amore a chi incontriamo nella vita quotidiana.

Preghiamo perché tutti noi possiamo, nel ricevere oggi questo pane, diventare sempre più ciò che mangiamo, cioè il Corpo di Cristo e continuare a fare sempre più della nostra vita un atto d’amore ai fratelli che incontriamo ogni giorno nella nostra vita, come Gesù e grazie a lui.

 

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