Il Risorto cammina con ogni uomo

Il Risorto cammina con ogni uomo

                                                                                                                                                                                                        

Ed ecco in quello stesso giorno, il primo della settimana, verso sera due discepoli stanchi ed amareggiati, lungo il cammino che li allontana da Gerusalemme, discutono tra loro di quanto era successo nei giorni precedenti: sono sulla strada per Emmaus. Per loro, questa è la strada dello sconforto e della delusione. Hanno perso la speranza, camminano sulla strada dell’abbandono.

In questo loro cammino si inserisce il Risorto, che si avvicina a loro e si fa loro compagno di viaggio. La comparsa del Risorto è
 un evento improvviso, senza premesse, del tutto gratuito. E i due, tristi e sconsolati, non lo riconoscono. Non perché Egli ha assunto un volto sconosciuto per apparire in incognito, ma perché i loro occhi non avevano la forza di riconoscerlo. Infatti, non tocca a Gesù cambiare volto, bensì ai discepoli cambiare lo sguardo.

Occorre un nuovo modo di guardare ciò che prima si è visto: cioè la vita di Gesù, la sua condanna a morte, la sepoltura, la tomba vuota raccontata dalle donne. I discepoli, infatti, hanno visto in maniera staccata ciò che è accaduto a Gerusalemme, senza capirne il significato. Ora vedono il Risorto, ma non riescono a capire chi sia.

La prima incomprensione condiziona la seconda. Infatti, il Risorto rimane nascosto se non si comprende il Crocifisso. Infatti,  il Crocifisso, per loro, segna il crollo definitivo di ogni umana speranza. Ma  Gesù inserendosi nel cammino di questi due discepoli prende in mano la situazione. Non per cambiare la direzione del viaggio, bensì per mutarne il significato: non più un semplice cammino verso Emmaus, ma un cammino verso l’incontro con Lui.

Così, il cammino di allontanamento e di abbandono diventa il cammino dell’incontro. Il cammino della delusione diventa il cammino della speranza. Il cammino desolato ed angosciato diventa cammino che si arricchisce sempre più di senso e di serenità. Il cammino vuoto e freddo diventa cammino sempre più pieno e caldo della presenza di Dio. Tutto questo è possibile, non perché i discepoli, e cioè gli uomini, camminano verso il Signore, ma perché il Signore si inserisce nel loro cammino, nella loro storia umana.

In questo modo il Risorto porta al capovolgimento di prospettive: il Crocifisso non è la smentita, ma il fondamento della speranza, la rivelazione di un modo diverso di liberazione e di vita. Infatti,  il racconto dei due discepoli non termina con la crocifissione, ma con l’esperienza delle donne al sepolcro, della corsa di Pietro e Giovanni al sepolcro vuoto. Purtroppo il tutto si arresta su una constatazione negativa per loro: “Ma Lui non l’hanno visto”.

Il Risorto, dopo averli  ascoltati li rimprovera toccandoli nella mente e nel cuore: “O stolti e tardi di cuore”, cioè privi di intelligenza, superficiali nel valutare la storia di Gesù, incapaci di aprirsi alla novità e sorpresa, con un cuore lento e pigro nel cambiare prospettiva: credono in Dio, ma non riescono ad accettare la novità della sua azione. Solo il Risorto sa spiegare in modo convincente da vincere la superficialità dell’uomo e la pigrizia del suo cuore. Gesù, infatti, ha vissuto la sua passione come “obbedienza al Padre” e così la croce non contraddice ma svela la potenza di Gesù secondo quanto affermato dalle Sacre Scritture.

E’ Gesù che pazientemente, lungo il cammino, spiega le Sacre Scritture in riferimento a tutti gli eventi accaduti a Gerusalemme che riguardavano appunto il Gesù di Nazareth.

Quest’immagine del Risorto che spiega le Sacre Scritture svelandone il profondo significato è di valore perenne. Solo Gesù è il vero interprete, esegeta delle Sacre Scritture, capace di far cogliere in esse il disegno di Dio che si realizza e si dispiega lungo tutta la storia umana. Tutto questo è dono, non frutto della semplice ricerca dell’uomo.

Gesù, il Crocifisso,  Risorto, diventa pellegrino che cammina nelle strade degli uomini, di ogni uomo e spiega come essi devono fare, come la sua Chiesa deve agire. Solo Cristo Gesù, il Signore, può far capire le Scritture, è Lui che è la Parola, che spiega la Parola: è il Risorto con la sua Grazia che compie questa apertura al senso profondo della storia: “E aprì la mente all’intelligenza delle Sacre Scritture”.

Questo momento, cioè di leggere la storia umana alla luce delle Sacre Scritture, è fondamentale per comprendere la Parola di Dio, allora, come oggi, e sempre: questa comprensione, che scalda il cuore, diventa premessa indispensabile per il pieno e totale riconoscimento del Risorto nello spezzare il pane, cioè nell’Eucaristia. Infatti, i due discepoli, dopo il cammino, nella sosta ad Emmaus, durante il banchetto, riconoscono nel pellegrino che si era fatto loro compagno di viaggio, viandante per le strade il loro Gesù, Maestro, Crocifisso, il Risorto, il Vivente in mezzo a loro.

Una volta riconosciuto, pieni di gioia, abbandonano tutto, ritornano, anche se notte fonda, a Gerusalemme, nella loro comunità che avevano abbandonata, e là confessano a tutti i discepoli la loro esperienza con il viandante che aveva loro “riscaldato il cuore mentre spiegava le scritture e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane”. E a loro volta ascoltano l’esperienza che anche gli altri discepoli hanno fatto del Cristo Risorto: e così la comunità dei discepoli si scopre abitata dalla presenza del loro Maestro Gesù, il Risorto.

Parola ed Eucaristia diventano così al centro della vita di Gesù e della vita  della comunità cristiana. Ora Gesù Cristo, con la Parola e l’Eucaristia rimane tra di noi, in mezzo a noi e per noi, per sempre.

d. Edmondo Lanciarotta  -  parroco                                                                                                                                                                                                                                         

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