AVVENTO DI DIO, AVVENTO DELL’UOMO

AVVENTO DI DIO, AVVENTO DELL’UOMO

AVVENTO DI DIO,  AVVENTO DELL’UOMO

Premessa
Un altro Avvento. Dio viene. Dio è in cammino verso di noi. Questo era il crescente presentimento dell’Antico Testamento che aspettava, con il Messia, il tempo ultimo e definitivo della storia. Questo era il pensiero di Giovanni Battista, che non desiderava altro che preparare nel deserto una via al Signore che viene a portare il definitivo giudizio di Dio sulla storia umana. Dio viene nella storia per tutti in un’ora che non ci si aspetta: proprio per questo bisogna sempre aspettarlo. Vuol dire, allora, che l’Avvento è sempre attuale. Il Signore viene ora. Infatti, il Signore, il Cristo Gesù è il ‘venuto’, è il ‘veniente’ è il ‘venturo’. L’intersecarsi di queste tre prospettive può rendere faticosa la comprensione della Parola, ma tutto si semplifica se viene vissuto nell’’oggi’ della Liturgia. Il Dio che viene è sempre più vicino: incombe. Occorre prepararsi ad entrare nella luce piena del ‘Giorno del Signore’, che verrà: nessuno sa quando, potrebbe essere oggi. Occorre allora vigilare, cioè, avere occhi e cuore rivolti  al Signore.

La vigilanza
L’attesa domanda la vigilanza. L’attesa del Dio che viene ci invita a scrutare i segni premonitori nell’oggi. L’evento finale è un evento che matura progressivamente, lentamente, nei fatti anche più semplici e scontati del vivere quotidiano. E’ in questo modo che presente e futuro si intersecano e si compenetrano, alla luce degli eventi accaduti nel passato, in quella che è stata la prima venuta del Signore nella carne, nella storia di Gesù nato a Betlemme.
Per saper cogliere l’oggi di Dio nella storia occorre vivere un’esigenza evangelica fondamentale, quella della vigilanza che si concretizza  in una triplice consegna: ‘vegliate’, ‘pregate’, ‘siate sobri’.
Forse per l’uomo contemporaneo il rischio maggiore non è quello di negare Dio, ma di non accorgersi di Lui e di abituarsi a vivere senza di Lui. Distrazione, disorientamento, appiattimento sull’attimo fuggente, consumismo, noia, delusioni...riempiono il tempo quotidiano all’uomo sempre più rinchiuso nella tirannia illusoria dell’attimo presente ed incapace di aprirsi ad un futuro di fiducia e di speranza. La vigilanza è dinamismo costruttivo, combatti- mento, lotta difficile che richiede preghiera per alimentare fede, speranza e amore in attesa del Signore.

La pazienza
La venuta del Signore richiede l’attesa paziente. Pazienza non vuol dire un attendere ozioso, né un precipitarsi o un affrettarsi precipitoso, ma è un lasciar venire a sé tutto ciò che Dio ha disposto nella fede. E’ la pazienza della donna gravida che non può e non deve affrettarsi, perché non sa quando per lei è il tempo di partorire. E’ la pazienza del contadino che aspetta il frutto della terra, che cresce da sé e non sa come.
L’uomo contemporaneo corre il rischio di non accorgersene, il rischio di voler far da sé, e quello di lasciarsi giocare dall’impazienza che progressivamente smorza l’entusiasmo, intacca le convinzioni. Invece , la radice della pazienza sta nella fede nella Parola di Dio, che rincuora gli smarriti di cuore. “Coraggio, non temete: ecco il vostro Dio...Egli viene a salvarvi” (Is. 35,4). Ecco, allora, sempre attuale l’invito del Battista a vegliare, ad essere pazienti, a preparare la via del Signore.

Come popolo in attesa
Così, l’Avvento diventa un’esperienza comunitaria: occasione per divenire sempre più una chiesa che riprende il suo cammino verso il suo Signore che sempre viene. Una chiesa che vive profondamente inserita nel suo tempo, nel deserto dell’umanità, che assume il gemito di ogni uomo, che condivide stanchezza ed angoscia. Una chiesa che orienta l’uomo al suo Signore, che sostiene la gioia dell’umanità. Gioia questa, non del pellegrino arrivato, ma del viandante che continuando a camminare canta, e, cantando, prosegue il suo itinerario perché ha gli occhi pieni di segni dell’amore di Dio, e perciò il cuore pieno di speranza.

Con Maria, donna dell’attesa
Maria, donna che ha reso possibile la venuta del Signore nella storia umana, del Dio-con-noi. Maria, Vergine e madre, due contrasti, due armonie: ‘Dio ha fatto cose grandi’, Maria è l’attesa di Dio da parte dell’umanità . In lei si celebra la gioia di una mamma gestante. Maria gioisce perché è la Madre della gioia. L’Avvento è stato l’evento della gioia di Maria, deve diventare la gioia della Chiesa. Deve diventare la gioia di ogni uomo vivo. L’Avvento diventa la gioia del mondo: una storia carica di futuro.

Don Edmondo Lanciarotta - parroco

 

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